Non chiamatele bionde

Il mondo delle birre dalla A(bbey) alla Z(wickelbier)

Archivio di Febbraio 2007

27 Febbraio 2007

Born in the U.S.A.

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In America il fenomeno Microbirrifici (che poi tanto micro non sono) è nato molto prima che in Italia. Un paese grande come gli USA ospita un numero enorme di produttori artigianali di birra che cercano di diffondere la cultura brassicola. In fatto di produzione nessun birrificio artigianale americano è piccolo quanto il nostro più grande birrificio il Baladin! Pianeta Birra, dopo il Salone del Gusto del 2006, è stato un altro momento di incontro e confronto tra USA e Italia: i produttori americani affermano con molto piacere che il movimento italiano sta crescendo, bene e anche velocemente, come si dice in gergo “sta facendo rumore” e che il nostro paese a detta di Eric Wallace, sempre presente alle manifestazioni italoamericane di birra, è molto simile agli USA di 10 anni fa.

In fatto di birre USA c’era una vasta scelta al loro stand, 2 spine con birre a rotazione e una miriade di bottiglie e lattine (si si proprio lattine!) di ottima fattura.  In foto: lo stand e la birra.

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La storia della birra artigianale in USA inizia verso gli anni ’60 e ’70 quando molti giovani (futuri mastri birrai) pionieri di ritorno dall’Europa hanno studiato e re-interpretato gli stili classici del Regno Unito, dell’Irlanda, del Belgio, della Germania, imparando anche dagli europei emigrati nel loro paese. All’inizio degli anni ’80 c’erano solo 4 o 5 produzioni artigianali, oggi se ne contano 1400 circa.
Evoluzioni che negli ultimi anni hanno raggiunto livelli eccellenti su tutti gli stili, anche se alcune birre (imho) sono troppo estreme, ma la produzione nel complesso è ottima.

Come non citare, tra quelle presenti a Pianeta Birra:

Rogue con la sua Shakespeare Stout, la Brutal Bitter e la Chocolate Stout (in riga sotto).

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Dogfish Head con la sua 90 Minute IPA e la Midas Touch Golden Elisir, straordinariamente amare.

Great Divide con la sua Titan IPA con un buon 65 International Bittering Units (IBUs) sigla che misura le unità di amaro nella birra, e la Yeti Imperial Stout (75 IBU nella foto in basso) tostata quanto amara, molto buona e persistente.

 

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Stone con l’Arrogant Bastard Ale e la Stone IPA, notevoli, pronte per molteplici assaggi. Sotto le birre pronte per essere degustate.

 

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Mi ha impressionato favorevolmente anche la Rye Pale Ale della Terrapin con segale che sprigiona un amaro straordinariamente forte ed equilibrato, una buonissima Milk Stout, con lattosio, della Left Hand di Eric Wallace, un vero e proprio “cappuccino” con note di tostato, caffè, latte, cioccolato e liquirizia: una breakfast beer come è stata soprannominata durante la degustazione, dove anche la Flying Dog ha ben figurato con la sua Snake Dog IPA. Di seguito alcuni momenti della degustazione di ben 8 birre artigianali americane.

 

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La possibilità di confrontarsi, grazie anche ad un ottimo italiano di Eric, di parlare di birre, di degustare insieme, grazie ad Unionbirrai, la Brewers Association e Kuaska, e di scambiarsi le birre è stato molto costruttivo sia culturalmente che per il naso ed il palato di tutti.

 

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Speriamo di poter assaggiare al più presto nuove birre d’oltreoceano in qualche altra manifestazione di alto livello, con la stessa passione e professionalità di tutti gli addetti ai lavori.

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21 Febbraio 2007

275 sapori

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Il palato è in grado di distinguere circa 275 sapori diversi, ma nonostante ciò le aziende tendono ad uniformare il gusto in tutto il mondo. Catene alimentari di fast food, bibite analcoliche ed anche la nostra amata birra. Rendere il gusto "universale" è molto più redditizio per le aziende, mentre le persone perdono a mano a mano la possibilità di "sentire" tutto ciò che al mondo potrebbe distinguere culture e cucine diverse. *Secondo la Heineken, azienda olandese del settore birra, il consumo di questo prodotto aumenterà moltissimo soprattutto in Asia e Medio Oriente. Tim O’Rourke (Institute of Brewing del regno Unito) afferma che oggi le multinazionali vendono birra "insipida che va giù senza problemi, per la maggiorparte annacquata" così i gusti locali non ostacolano le vendite.
La birra industriale, spesso fatta con riso e mais notevolmente meno costosi del malto, rischia di confondere ed omologare il gusto di noi consumatori; al contrario bere birra artigianale ci aiuta a risvegliare un po dei 275 sapori che potremmo ogni volta sperimentare attraverso il nostro palato, oramai addormentato. Sperimentate gente, sperimentate.

*Colors Febbraio/Marzo 2000

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16 Febbraio 2007

Pianeta Birra 2007: Italian style Parte II

…segue…
Ore 16:00 mi accorgo che a differenza degli altri anni la quantità e la qualità della birra è aumentata e il numero di persone che entra solo per ubriacarsi è diminuito, per fortuna. L’atmosfera è conviviale, le birre “viaggiano” da uno stand all’altro per molteplici assaggi, spesso accompagnate dai propri creatori, riempiendo i tavolini di bottiglie differenti e bicchieri colmi di nettare squisito. Il passaparola sulle birre da assaggiare prima di andar via corre veloce nel padiglione ed arriva ai visitatori che fino all’ultimo minuto (anche oltre le 18 ) cercano di capire quale sia la linea da prendere per il proprio locale.
Proseguo il mio tour fino allo stand del PICCOLO BIRRIFICIO dove degusto la Seson, vincitrice del premio Unionbirrai 2006 per la sezione dedicata a questa tipologia di birre. Non posso non notare una piccola scatola di cartone con su scritto San Lorenzo (si proprio quel San Lorenzo), ne riparleremo quando usciranno ufficialmente sul sito. 

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Tornando alla Seson (il nome deriva da Season lo stile di ispirazione belga): un’ottima birra, che può vantare scorze di chinotto di Savona (presidio Slow Food) tra i suoi ingredienti, oltre a malti d’orzo e frumento, luppolo, acqua, lievito zucchero (di canna)e spezie. Rinfrescante ma allo stesso avvolgente, il chinotto fa la sua parte conferendo alla birra quel sapore amarognolo e dolciastro insieme che ben si unisce all’amaro del luppolo, mentre le altre spezie lasciano in bocca il desiderio di continuare a bere. Buona buona. Ho appena terminato di bere la Seson  che mi ritrovo davanti al papà di tutti i microbirrifici: LE BALADIN (da pronunciare “le baladen” o non baladin o balladin o altre mille modi diversi). Teo Musso, il suo creatore, è stato il primo in assoluto a credere nella scommessa della birra artigianale italiana, nel lontano 1996 con la sua prima produzione. Conoscendo oramai a memoria i prodotti classici Baladin (sono 6) provo la sua ultima creazione: la Xyauyù.

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Classificabile come una Barley wine (vino d’orzo) è da considerare come una provocazione al mondo classico della birra: 12 gradi alcolici da centellinare e bere dopo una cena con amici cari, dopo una giornata particolare, una birra che suggerisce meditazione e che lascia un calore speciale. Di color ambrato scuro manca totalmente di schiuma e frizzantezza. Al naso entriamo subito nella sfera del caramello per poi passare alla frutta secca, fichi in particolare. In bocca mi dimentico che si tratta di una birra e sogno passiti di Pantelleria e Porto, morbida e vellutata, si percepisce di nuovo il caramello e i fichi, un buon dolce in punta di lingua che rimane in bocca. Che dire un piccolo (50cl) capolavoro nostrano.
Dopo una “birra” del genere torno con il bicchiere nello stand per continuare a lavorare avvolto da quel calore rimasto in bocca pensando che in fin dei conti il bello dell’artigianato brassicolo italiano è che ogni mastro birraio re-interpreta la tradizione degli stili europei in maniera del tutto personale e con vera passione e professionalità aggiunge nuove birre e nuove strade da percorrere. Il tabacco, lo zenzero, la cannella, il chinotto, la genziana sono tutti piccoli lumi da assecondare per rendere grande questo piccolo mondo artigianale italiano. Cheers, anzi Alla salute!
 
Note: altre ottime birre italiane presenti dentro la fiera erano Maltovivo con la sua Noscia, la Rubinia di BABB, la Barrique Sour di Panil e la 709 del Birrificio Lodigiano, ne riparleremo tra un po’ di tempo.

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15 Febbraio 2007

Pianeta Birra 2007: Italian style Parte I

Sabato 10 febbraio ore 8:00 si comincia. Entro con il pass da espositore (collaboro con Birra del Borgo) ed iniziamo a scaricare i fusti di birra e a mettere in ordine lo stand nel padiglione C3. L’apertura al pubblico è dalle 10:00 alle 18:00 quindi ho un buon margine per vedere cosa accade intorno. Quest’anno ci sono diverse novità in fatto di birre artigianali: Unionbirrai è riuscita a portare in fiera moltissime realtà di microbirrifici italiani e a far sentire la propria voce attraverso focus sulla birra e degustazioni molto interessanti tenute dall’instancabile Kuaska.
Percorrendo il “corridoio” dei birrifici italiani saluto vecchi amici e conoscenti tra i mastri birrai ed assaggio qualcosina (sono ancora le 10). Ho fotografato la mappa della manifestazione per farvi capire le dimensioni reali e in proporzione delle dimensioni degli stand.

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PADIGLIONE C3 in alto sotto UNIONBIRRAI c’erano 21 microbirrifici con una media di 4 birre (tra bottiglia e fusti) a stand. PADIGLIONE C1 HEINEKEN…tutto suo, c’erano 6 birre industriali in tutti quei mq; in questo caso la dimensione dello stand è inversamente proporzionale alla qualità della birra. Eh si perché quest’anno la qualità della birra artigianale italiana era veramente alta; negli ultimi 3 anni i mastri birrai hanno lavorato benissimo. Torno allo stand per lavorare e raccolgo diversi pareri e complimenti sulle birre e sulla manifestazione.
Ore 13:00 non ho ancora visto niente della fiera: sono entrato dalla porta di servizio e sono rimasto cullato nella sezione Unionbirrai con diverse puntatine allo stand americano artigianale il Brewers Association (farò un report a parte). Mi allontano dallo stand per assaggiare un pò di birra artigianale italiana seriamente, dopo aver mangiato una piadina quasi di plastica. Vi prego di ricordare sempre che qui di seguito esprimerò giudizi personali sulle birre, d’altronde è sempre questione di gusto. Comincio in maniera ordinata con il primo stand (sinistra della cartina) il microbirrificio GRADO PLATO

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buona la Sveva una birra color oro, di bassa fermentazione abbastanza luppolata e molto beverina, ha una gradazione che non supera i 5 gradi alcolici. L’equilibrio, caratteristica fondamentale di tutte le birre, è ben evidente tra il “dolce” dei malti utilizzati e l’amaro del luppolo. E’ vincitrice del premio Unionbirrai. Nei giorni successivi Sergio, il mastro birraio, mi dice che è in fase di produzione una nuova birra con carrube e cioccolato, se sarà ai livelli delle precedenti c’è da ben sperare. Proseguo (verso destra della cartina) ed arrivo allo stand BIRRA DEL BORGO:

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qui conosco bene tutto ci collaboro, Leonardo il mastro birraio, presenta in anteprima l’ImperiAle, un birra a 10 gradi alcolici con un corpo leggero, di color nero fatta con fave e polvere di cacao evidenti sia al naso che in bocca, oltre ai sentori del tostato (caffè e cioccolato), l’amaro del luppolo bilancia l’amaro del cacao e trova il suo equilibrio ideale: veramente un piccolo capolavoro (se credete sia di parte provate ad assaggiare). Altra anteprima per Rimini è la KeTo Reporter: una (Re)Porter classica (sentori di cioccolato, liquirizia ed un leggero affumicato dovuti al malto tostato) con aggiunta in infusione di foglie di tabacco KEntucky TOscano (da qui il nome) che conferiscono alla birra un sensazione piacevole al palato di tabacco e pepato nel finale, molto interessante ed ottima anche questa. Nello stand sono presenti anche le altre 9 tipologie di birra che produce, compresa la ReAle vincitrice del premio Unionbirrai 2005 e 2006. Leonardo ha appena aperto un blog attraverso il quale racconterà di “birre, pensieri e quant’altro”.
Più avanti trovo uno dei più vecchi micro, BIRRIFICIO ITALIANO che propone 4 birre alla spina più le bottiglie.

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Degusto una novità assoluta per me la Cinnamon Bitter una birra con zenzero e cannella, quest’ultima evidente al naso ma non invadente, fresca e piacevole al palato. Una volta assaggiata si entra in un vortice di sapori in bocca che passano dallo zenzero, all’amaro del luppolo (quasi agrumato) per tornare nel finale alla cannella, abbastanza persistente. Una birra che chiede una seconda bevuta, ma non è questo il caso è ancora presto per bere così :D. Altra piacevole conferma è stata la Cassissona, birra buonissima, una sperimentazione tutta italiana. Frizzante, con le sue “bollicine”, al naso e in bocca è evidente ma non stucchevole il Cassis, per un corpo rotondo e un color arancio con un cappello enorme di schiuma compatta. Gradevolissima…(il report segue nella Parte II)

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2 Febbraio 2007

…dalla A alla Z una bella scoperta.

Ci vorrebbe un alfabeto intero all’interno di molteplici post per elencare e descrivere le tipologie di birre esistenti e reperibili oggi sul mercato. Ho scoperto, un pò di anni fa, questo mondo così diverso da come lo avevo sempre pensato, immaginato, vissuto e diciamolo pure, bevuto. Appena “nati” dal primo bicchiere alcolico, da profani, abbiamo delle distinzioni (generiche e base ma nette) inculcate nella nostra testa dovute alla cultura del bel paese: il vino, rosso e bianco, il primo da bere a temperatura ambiente con carni rosse e il secondo da bere freddo o fresco con il pesce. L’altra distinzione evidente è per la birra: bionda (o chiara) e rossa (anche doppio malto o scura), da bere esclusivamente fredda o ghiacciata in abbinamento con la pizza. Ci sono poi delle piccole variazioni, a sottolineare le marcate distinzioni di stile come: leggera sinonimo di bionda e forte che equivale a doppio malto, o amara e dolce.
La scoperta è semplice: con il passare del tempo e il variare del gusto ho capito molte cose diverse per quanto riguarda il vino, ho imparato e bevuto, ho ascoltato e letto (soprattutto) ma il principio base che avevo nel dna, frutto della cultura italiana, tutto sommato non era completamente errato.
Ho affrontato lo stesso percorso per la birra, ma la scoperta è stata scioccante: tutto quello che avevo pensato e bevuto da profano, a differenza del vino, era completamente di un altro pianeta ed errato in quasi tutti i suoi punti. Le Birre da raccontare e bere sono molte, cercherò di fare il possibile con le 26 lettere dell’alfabeto.

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