
In America il fenomeno Microbirrifici (che poi tanto micro non sono) è nato molto prima che in Italia. Un paese grande come gli USA ospita un numero enorme di produttori artigianali di birra che cercano di diffondere la cultura brassicola. In fatto di produzione nessun birrificio artigianale americano è piccolo quanto il nostro più grande birrificio il Baladin! Pianeta Birra, dopo il Salone del Gusto del 2006, è stato un altro momento di incontro e confronto tra USA e Italia: i produttori americani affermano con molto piacere che il movimento italiano sta crescendo, bene e anche velocemente, come si dice in gergo “sta facendo rumore” e che il nostro paese a detta di Eric Wallace, sempre presente alle manifestazioni italoamericane di birra, è molto simile agli USA di 10 anni fa.
In fatto di birre USA c’era una vasta scelta al loro stand, 2 spine con birre a rotazione e una miriade di bottiglie e lattine (si si proprio lattine!) di ottima fattura. In foto: lo stand e la birra.


La storia della birra artigianale in USA inizia verso gli anni ’60 e ’70 quando molti giovani (futuri mastri birrai) pionieri di ritorno dall’Europa hanno studiato e re-interpretato gli stili classici del Regno Unito, dell’Irlanda, del Belgio, della Germania, imparando anche dagli europei emigrati nel loro paese. All’inizio degli anni ’80 c’erano solo 4 o 5 produzioni artigianali, oggi se ne contano 1400 circa.
Evoluzioni che negli ultimi anni hanno raggiunto livelli eccellenti su tutti gli stili, anche se alcune birre (imho) sono troppo estreme, ma la produzione nel complesso è ottima.
Come non citare, tra quelle presenti a Pianeta Birra:
Rogue con la sua Shakespeare Stout, la Brutal Bitter e la Chocolate Stout (in riga sotto).
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Dogfish Head con la sua 90 Minute IPA e la Midas Touch Golden Elisir, straordinariamente amare.
Great Divide con la sua Titan IPA con un buon 65 International Bittering Units (IBUs) sigla che misura le unità di amaro nella birra, e la Yeti Imperial Stout (75 IBU nella foto in basso) tostata quanto amara, molto buona e persistente.
Stone con l’Arrogant Bastard Ale e la Stone IPA, notevoli, pronte per molteplici assaggi. Sotto le birre pronte per essere degustate.
Mi ha impressionato favorevolmente anche la Rye Pale Ale della Terrapin con segale che sprigiona un amaro straordinariamente forte ed equilibrato, una buonissima Milk Stout, con lattosio, della Left Hand di Eric Wallace, un vero e proprio “cappuccino” con note di tostato, caffè, latte, cioccolato e liquirizia: una breakfast beer come è stata soprannominata durante la degustazione, dove anche la Flying Dog ha ben figurato con la sua Snake Dog IPA. Di seguito alcuni momenti della degustazione di ben 8 birre artigianali americane.
La possibilità di confrontarsi, grazie anche ad un ottimo italiano di Eric, di parlare di birre, di degustare insieme, grazie ad Unionbirrai, la Brewers Association e Kuaska, e di scambiarsi le birre è stato molto costruttivo sia culturalmente che per il naso ed il palato di tutti.
Speriamo di poter assaggiare al più presto nuove birre d’oltreoceano in qualche altra manifestazione di alto livello, con la stessa passione e professionalità di tutti gli addetti ai lavori.
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Scritto da mirkoc alle 16:10, in Appuntamenti, Artigianale vs Industriale, Assaggi
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