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Ore 16:00 mi accorgo che a differenza degli altri anni la quantità e la qualità della birra è aumentata e il numero di persone che entra solo per ubriacarsi è diminuito, per fortuna. L’atmosfera è conviviale, le birre “viaggiano” da uno stand all’altro per molteplici assaggi, spesso accompagnate dai propri creatori, riempiendo i tavolini di bottiglie differenti e bicchieri colmi di nettare squisito. Il passaparola sulle birre da assaggiare prima di andar via corre veloce nel padiglione ed arriva ai visitatori che fino all’ultimo minuto (anche oltre le 18 ) cercano di capire quale sia la linea da prendere per il proprio locale.
Proseguo il mio tour fino allo stand del PICCOLO BIRRIFICIO dove degusto la Seson, vincitrice del premio Unionbirrai 2006 per la sezione dedicata a questa tipologia di birre. Non posso non notare una piccola scatola di cartone con su scritto San Lorenzo (si proprio quel San Lorenzo), ne riparleremo quando usciranno ufficialmente sul sito.

Tornando alla Seson (il nome deriva da Season lo stile di ispirazione belga): un’ottima birra, che può vantare scorze di chinotto di Savona (presidio Slow Food) tra i suoi ingredienti, oltre a malti d’orzo e frumento, luppolo, acqua, lievito zucchero (di canna)e spezie. Rinfrescante ma allo stesso avvolgente, il chinotto fa la sua parte conferendo alla birra quel sapore amarognolo e dolciastro insieme che ben si unisce all’amaro del luppolo, mentre le altre spezie lasciano in bocca il desiderio di continuare a bere. Buona buona. Ho appena terminato di bere la Seson che mi ritrovo davanti al papà di tutti i microbirrifici: LE BALADIN (da pronunciare “le baladen” o non baladin o balladin o altre mille modi diversi). Teo Musso, il suo creatore, è stato il primo in assoluto a credere nella scommessa della birra artigianale italiana, nel lontano 1996 con la sua prima produzione. Conoscendo oramai a memoria i prodotti classici Baladin (sono 6) provo la sua ultima creazione: la Xyauyù.

Classificabile come una Barley wine (vino d’orzo) è da considerare come una provocazione al mondo classico della birra: 12 gradi alcolici da centellinare e bere dopo una cena con amici cari, dopo una giornata particolare, una birra che suggerisce meditazione e che lascia un calore speciale. Di color ambrato scuro manca totalmente di schiuma e frizzantezza. Al naso entriamo subito nella sfera del caramello per poi passare alla frutta secca, fichi in particolare. In bocca mi dimentico che si tratta di una birra e sogno passiti di Pantelleria e Porto, morbida e vellutata, si percepisce di nuovo il caramello e i fichi, un buon dolce in punta di lingua che rimane in bocca. Che dire un piccolo (50cl) capolavoro nostrano.
Dopo una “birra” del genere torno con il bicchiere nello stand per continuare a lavorare avvolto da quel calore rimasto in bocca pensando che in fin dei conti il bello dell’artigianato brassicolo italiano è che ogni mastro birraio re-interpreta la tradizione degli stili europei in maniera del tutto personale e con vera passione e professionalità aggiunge nuove birre e nuove strade da percorrere. Il tabacco, lo zenzero, la cannella, il chinotto, la genziana sono tutti piccoli lumi da assecondare per rendere grande questo piccolo mondo artigianale italiano. Cheers, anzi Alla salute!
Note: altre ottime birre italiane presenti dentro la fiera erano Maltovivo con la sua Noscia, la Rubinia di BABB, la Barrique Sour di Panil e la 709 del Birrificio Lodigiano, ne riparleremo tra un po’ di tempo.
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Scritto da mirkoc alle 16:04, in Report Eventi, Assaggi
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