Non chiamatele bionde

Il mondo delle birre dalla A(bbey) alla Z(wickelbier)

Archivio della Categoria 'Un po di storia'

28 Gennaio 2008

Le Abbazie…birre trappiste belga.

Ce ne sono 6 in tutto il Belgio che si possono fregiare del marchio Authentic Trappist Beer e sono: Achel, Orval, Rochefort, Chimay, Westmalle, Westvleteren (senza etichetta).
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Di recente ho riprovato dopo molto tempo la Achel, davvero ottima. Il birrificio e l’Abbazia sono al confine (pochissimi chilometri) con l’Olanda ed ha una storia quanto meno curiosa e abbastanza tormentata.
Per 15 giorni l’Achel, birrificio trappista, sarà etichetta della/e settimana/e in promozione. Quando Achel fu fondata nel 1846 l’edificio non prevedeva una birreria, e la birra veniva comprata da fornitori locali. Ma l’espansione del convento ed il desiderio di essere il più possibile indipendenti dall’esterno, portarono alla decisione di realizzarne una propria, autorizzata con Regio Decreto del 12 Luglio 1850.
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La costruzione, già iniziata nel mese di Giugno, terminò in due anni con la realizzazione della malteria. La birreria non aveva problemi d’approvvigionamento d’acqua perché era collegata con un condotto sotterraneo ad una sorgente. Viene tramandato che la qualità della birra, molto alcolica (12°), fosse decisamente buona. La birreria continuò a produrre fino al 1914, quando i monaci furono costretti ad abbandonare il convento sottoposto ad un bombardamento tedesco. Non vi tornarono più, stabilendosi non lontano ma in territorio olandese. Il convento venne occupato dai tedeschi, la birreria smantellata ed i bollitori in rame venduti a peso. Dopo la guerra la comunità di Achel chiese al ministero della guerra belga un risarcimento danni, per ricostruire convento e birreria. Ma siccome l’Abbazia risultava intestata a due Trappisti olandesi, la richiesta venne ritenuta infondata. Il contenzioso si trascinò fino al 1925.
Nel frattempo la ricostruzione del convento venne sospesa e l’idea di ricostruire la birreria accantonata per mancanza di risorse. Solo 80 anni dopo il sogno tanto atteso di una nuova birreria si realizzò. La produzione riprese l’8 Dicembre 1998 e venne ottenuto il marchio Authentic Trappist: la Achel divenne così la sesta birreria trappista belga. Il 5 Febbraio 1999 ci fu la prima vendita al pubblico e si trattò della prima Trappista del genere “blond” ad essere prodotta, anticipando la WestVleteren di qualche mese.
Allora la produzione era sotto la supervisione del famoso Padre Thomas di Westmalle, Abbazia Madre (cioè quella da cui provenivano i monaci fondatori) di Achel, che si fece garante della qualità degli ingredienti e delle birre rinnovate. Nel 2001 le condizioni di salute di Padre Thomas peggiorarono ed allora l’abate di Achel convinse Padre Antoine, per anni mastrobirraio a Rochefort, che si era ritirato in riposo ad Achel (a sua volta abbazia madre di Rochefort, fondata nel 1887) a rimettersi in attività.
Questo portò grande giovamento alle birre di Achel.Nel primo anno introdusse una Triple e, sfruttando la grande esperienza nella produzione di birre scure acquisita a Rochefort, nel Maggio 2002 introdusse la Achel Bruin 8%, probabilmente la prima grande birra di Achel. Come a Rochefort viene usato nella produzione anche del frumento. Attualmente Padre Antoine è ritornato a Rochefort ma anche il mastrobirraio attuale è un frate. La birreria produce solo 2000hl all’anno è non è visitabile. Ora le birre disponibili, almeno in Italia in bottiglia sono 3: Achel Blond da 33cl., Achel Bruin da 33cl., Achel Extra da 75cl.

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9 Maggio 2007

Le birre viaggianti: IPA

La IPA (India Pale Ale) nacque, intorno alla metà del 1700, come una "astuzia commerciale", per approfittare a pieno dei viaggi di andata delle navi inglesi verso le Indie. Le navi tornavano cariche di merci, ma nel viaggio di andata erano semivuote. Perché non approfittare e caricarle di birra per l’esportazione?
Il viaggio però era molto lungo e per sopportare tale durata la birra doveva essere piuttosto forte, e soprattutto estremamente luppolata (il luppolo è un conservante naturale): così nacque un nuovo stile di birra, con un colore più chiaro rispetto alle altre ale(link al post sulle ale)del tempo.

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Inizialmente fu una piccola birreria londinese, la Hogdson, strategicamente locata vicino ai docks della capitale ad intraprendere questa via dell’IPA. Dal 1780 al 1830 circa, la Hogdson ebbe il monopolio dell’esportazione, fino a quando le grandi birrerie di Burton on Trent si accorsero delle grandi opportunità del mercato coloniale ed iniziarono anche loro la produzione. La “leggenda” narra che il mastro birrario della Allsopp, quando assaggiò per la prima volta l’India Pale Ale prodotta dalla concorrente londinese, la sputò causa l’amaro davvero estremo dato dalla luppolatura. Accettò quindi la sfida della produzione di questa nuova tipologia di birra e dopo aver fatto la prima cotta - sempre secondo leggenda - in una teiera, riuscì a produrre una birra simile ma di qualità superiore grazie alla più avanzate conoscenze tecniche.

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Ben presto Alsopp e Bass spodestarono la Hogdson e si assicurarono il controllo del mercato, che si allargò a comprendere non solo le Indie ma anche Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda. La situazione favorevole (sfruttata anche da diverse birrerie scozzesi) durò pochi decenni, fino a quando i lontani paesi consumatori di birra cominciarono invece ad “importare” il mestiere fabbricando impianti per la produzione locale di birra, per lo più per le "nuove" lager.
A questo punto la IPA cedette il passo alle altrettanto chiare ma meno amare pils e lager. Nel frattempo però l’accoglienza e “l’indice di gradimento” in Inghilterra era aumentata sensibilmente, e le stesse birrerie di Burton iniziarono a lanciare sul mercato diverse evoluzioni delle IPA classiche, creando molte sottotipologie della stessa birra: un colore differente (meno chiare) ed un amaro meno marcato (luppolatura minore). L’iniziativa fu gradita e le nuove tipologie divennero di gran moda e dettero origine alle odierne bitter a pale ale inglesi. Attualmente anche in America si è sviluppata una rivisitazione di questo stile classico con risultati veramente ottimi (alcuni molto particolari soprattutto nel dosaggio di luppolo), assolutamente da provare.

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Personalmente amo moltissimo questa tipologia di birra e consiglio vivamente di provare una IPA classica e tutte le sue evoluzioni.
Cheers, M.

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12 Aprile 2007

Birra: alta e bassa fermentazione

Un passaggio fondamentale nella produzione della birra è la fermentazione: l’azione del/i lievito/i caratterizza e contraddistingue le birre. Esistono due tipi di fermentazione: alta e bassa.
Per interi secoli si utilizzarono solo quelli che vengono definiti lieviti ad alta fermentazione. Non si conoscevano le caratteristiche e gli effetti del lievito e si pensava che a dare il “via” alla fermentazione successiva “era solo la schiuma rimasta in superficie raccolta e depositata in una nuova vasca”. In seguito i birrai delle Alpi Bavaresi scoprirono empiricamente che la birra si stabilizzava se mantenuta in luoghi freddi (grotte e rifugi di montagna) e che i lieviti precipitavano nel fondo del recipiente. Nei primi dell’800 gli scienziati cominciarono a capire il comportamento dei lieviti ed iniziarono ad allevare ceppi di lieviti per la bassa fermentazione.
Oggi le tipologie di birre tradizionali come le Trappiste, le Porter & le Stout, le Ale (inglesi e belga), le tedesche come Altbier, Kolsch e le Weizen (frumento) sono e dovrebbero esser prodotte con lieviti ad alta fermentazione. Questa tipologia di lieviti (Saccharomyces cerevisiae) inizia a lavorare e fermentare a temperature calde, tra i 15 e i 25 gradi °C. I lieviti, come “intuirono” nel passato salgono a galla nella parte alta della vasca di fermentazione.
Al contrario, per la bassa fermentazione, i lieviti (Saccharomyces uvarum) rimangono sul fondo della vasca ed iniziano a fermentare e a lavorare a temperature molto più basse, tra i 5 e i 9°C. Anche le temperature di servizio e conservazione cambiano in base alla tipologia di birra. Oltre a determinare il tipo di fermentazione, il lievito è in grado di caratterizzare la birra in ogni suo aspetto, dalla schiuma, agli aromi, alla ricchezza del corpo. Per questo ogni produttore sceglie il proprio tipo di lievito da utilizzare e attinge alle proprie colture di lieviti, talvolta tramandate attraverso le diverse generazioni.
Alta o Bassa fermentazione l’importante è che sia una birra di qualità, non pastorizzata, artigianale…”diffidate dalle imitazioni” e se avete qualche dubbio chiedete pure.
Cheers M.

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7 Marzo 2007

Birra tedesca: l’editto della purezza

In Germania l’editto della purezza prescrive che la birra può essere prodotta solo con le quattro materie prime: acqua, malto, luppolo e lievito.

Tutto cominciò quando il Duca Guglielmo IV di Baviera emanò il “Reinheitsgebot”*(Editto della purezza): nel 1485 per la città di Monaco e successivamente nel 1516 per tutta la Baviera, con l’intenzione di regolamentare tutta l’industria della birra.

 

Guglielmo IV di Baviera.
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Questa azione venne spinta da alcune circostanze dell’epoca, che preoccupavano molto i bavaresi: i pessimi raccolti dovuti al maltempo e il successivo aumento incontrollato dei prezzi della birra. Tutto ciò portò alla perdita di qualità nella selezione delle materie prime e innescò una paura non soltanto per le malattie ma anche per il pericolo di avvelenamento per prodotti alterati (non era un caso isolato).

Da tanto tempo, quindi, si sperimentavano altri ingredienti oltre l’acqua e l’orzo per dare alla birra un sapore migliore: molti “mastri birrai” utilizzarono sostanze come erbe, spezie varie, funghi (con tutti i loro rischi), radici e molte altre sostanze spesso pericolose per la salute. L’intenzione e la voglia del principe bavarese fu quella di proteggere la popolazione dagli abusi dei produttori e rendere la birra un prodotto di qualità elevata, uniformando e rendendo obbligatorie le materie prime da utilizzare per produrla, una sorta di marchio di qualità (un DOC in largo anticipo sui tempi). Per queste premesse venne nominato “Editto della purezza”. Dopo l’emanazione dell’editto venne istituita una commissione comunale atta a controllare la qualità e l’igiene di tutti i processi di fabbricazione della birra. La pena per non rispettare l’editto era la prigionia e l’obbligo, per i produttori che venivano sorpresi con le mani nel sacco, di bere la birra da loro sofisticata (forse la pena peggiore).

Oggi di purezza e di un “editto” simile, soprattutto a livelli industriali, ne avremmo veramente bisogno e non solo per il prodotto birra. Solo noi, attraverso le nostre scelte e le nostre convinzioni, possiamo creare un editto del consumatore.

 

* Traduzione della Reinheitsgebot, emanata dal Duca di Baviera Guglielmo IV il giorno 23 aprile del 1516: Come la birra deve essere prodotta e servita in estate e inverno nella regione "Con questa ordinanza, noi decretiamo e proclamiamo, secondo l’ Autorità della nostra provincia, che d’ora in avanti nel Ducato di Baviera, dalla campagna alle città e nei posti di mercato, sia applicata la seguente legge: dal giorno di San Michele (29 settembre) al giorno di San Giorgio (23 aprile) il prezzo per una misura (Mass) o una testa(Kopf) di birra non deve superare un Pfenning e dal giorno di San Giorgio al giorno di San Michele il prezzo per un Mass non deve superare i due Pfenning e quello per un Kopf i tre talleri (Heller). La violazione di questo decreto sarà punita così come sotto descritto. Chiunque può produrre birra oltre alla Marzen, ma e’ vietato venderla per più di un Pfenning per Mass. Inoltre, noi specialmente desideriamo che da questo momento in poi e dovunque, niente deve essere usato od addizionato per produrre birra che non sia orzo, luppolo ed acqua. Chiunque intenzionalmente disubbidisca a questo decreto sarà severamente punito dalla corte che ha giurisprudenza su di lui e gli verranno confiscati i barili di birra. Ogniqualvolta un locandiere acquisti birra al prescritto prezzo da qualche birreria, gli è permesso rivenderla ai contadini per un Heller in più al Mass o al Kopf di quanto menzionato sopra."

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